Articles and insights on Massolino Vigna Rionda published by prestigious sector magazines.

Keep up to date on the latest news published in the press about our cellar.

Autore: Wine Spectator
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24esimo vino su 100

Barolo DOCG 2009
“Aromi di ciliegia, cedro e tabacco sottolineano questo vino succoso, vivace e quasi audace, con una ricca trama tannica a sostegno dei sapori. Tutti gli elementi si combinano in un lungo e saporito finale. Consigliato tra il 2017 e il 2032.” 95 punti – BS (Traduzione propria.)

La “Top 100 List”
Ogni anno dal 1988, Wine Spectator ha pubblicato la sua Top 100, una classifica dei 100 migliori vini al mondo, contenente i vini più strepitosi tra le migliaia recensiti dagli editori nel corso dell’anno.
La selezione […] tiene conto soprattutto della qualità (basata sul punteggio), del valore (basato sul prezzo) e della disponibilità (basata sul volume di bottiglie prodotte o esportate). Questi i criteri che sono stati adottati per determinare i vini Top 100 tra i più di 5400 che hanno totalizzato un punteggio pari o superiore a 90 (su un massimo di 100 all’interno della scala di Wine Spectator).

Traduzione propria.

Autore: Tom Maresca su Tom’s Wine Line
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Massolino: Grandi Baroli 2010

Ho assaggiato molti Baroli superbi nell’edizione di quest’anno di Nebbiolo Prima, lo scorso Maggio. Nessun dubbio che il 2010 sia una delle migliori annate della mia vita, ed ho vissuto abbastanza a lungo per assaggiarne molte, perciò non lo dico con leggerezza. Mi trovo in difficoltà nell’indicare un vino o un produttore come i migliori di questa meravigliosa annata, ma anche nella più breve delle liste sicuramente porrei Massolino su uno dei gradini più alti. I Massolino sono produttori in Serralunga ormai da quattro generazioni e vinificano alcuni dei migliori vigneti del comune.

La famiglia non è abituata alle esagerazioni, perciò, quando Franco Massolino dice “Siamo convinti che il 2010 sia davvero una delle migliori annate della nostra storia”, io presto attenzione.

Sono stato abbastanza fortunato da riuscire a visitare Massolino durante il mio ultimo pomeriggio ad Alba, al termine di una settimana che mi aveva visto assaggiare 250-300 Baroli.

Ho assaggiato tutti i 2010 dell’azienda – il Barolo classico assemblato da diversi vigneti ed i cru Margheria, Parafada, Vigna Rionda e Parussi – più qualche vecchia annata. Tutto ciò conversando in compagnia di Giovanni Angeli, enologo che collabora con Franco Massolino dal 2005 (e che è stato compagno di scuola di Roberto, fratello di Franco; un vecchio amico di famiglia, insomma). Roberto si occupa della conduzione agronomica, mentre Franco e Giovanni della cantina.

La degustazione è stata introdotta da alcune considerazioni generali riguardo al mondo della vinificazione nelle Langhe. Giovanni ha precisato che il tipico termine inglese “winemaker” (letteralmente colui che fa il vino) poco si addice a quello che è davvero il suo lavoro; il termine più adatto è “enologo” – chi ha conoscenze frutto di studi sul vino. “Ho lavorato per un po’ in Australia”, racconta: “Lì ho capito davvero cosa si intende per “winemaker”. Laggiù fanno il vino. Un enologo è molto diverso.”

“La gente spesso dimentica che il vino è un prodotto dell’agricoltura”, spiega. “Il 90% del lavoro avviene fuori, nella terra, e durante la vinificazione e l’invecchiamento il nostro lavoro è quello di preservare ciò che la vigna ci ha dato. Ogni annata, ogni stagione di maturazione è diversa. Ed è qui che l’esperienza della famiglia diventa indispensabile…”

“Seguiamo i grappoli da vicino per essere certi della perfetta maturazione degli acini, sei semi e delle bucce. Il lasso di tempo perfetto per la raccolta, con la giusta maturazione e nessuna perdita di acidità, è molto breve. La moderata estensione dei nostri terreni ci permette di vendemmiare velocemente: raccogliamo tutti i Nebbioli in una settimana. Ecco perché il lavoro nei vigneti è così importante.”

“Il 2010 è stata una delle migliori annate degli ultimi 10 anni. Le bucce e i semi erano molto maturi, i grappoli erano davvero sani. Abbiamo vendemmiato nella seconda metà di Ottobre, al termine di un lungo periodo di maturazione, perfetto per il Nebbiolo. I vini sono completi fin dall’inizio, perfettamente bilanciati. Sono apprezzabili fin da ora, pur avendo un gran potenziale di invecchiamento – forse anche più del 2004.”

Mentre mi parla, Giovanni versa il primo dei numerosi vini che avremmo assaggiato. I lettori abituali del blog sanno che secondo me le note di degustazione sono valide solo ed esclusivamente per chi le scrive, e solo in quel dato momento e luogo. Ma sono rimasto così sorpreso dalla qualità e dalla consistenza stilistica dei vini Massolino, che le trascriverò di seguito (almeno in parte: eliminerò tutti i punti esclamativi), per cercare di comunicare il senso di eccitazione provato in quel momento.

Barolo 2010: Amarena, pepe nero, catrame e tabacco al naso – già molto complesso. Deliziosa frutta fresca sul palato, con accenti di spezie e tabacco, indizi di sentori futuri. Ancora frutti rossi e catrame nel lungo finale. Un vino eccellente, succoso e strutturato.

Barolo Margheria 2010: Più tenore, più pepato, frutto più deciso, sia al naso che in bocca. Delizioso: succoso, pepato, complesso, strutturato – un Barolo fuori dal commune. Secondo Giovanni: “ Serralunga ha un’acidità maggiore rispetto ad altre zone del Barolo: si percepisce il potenziale di questo 2010, ma è molto giovane.”

Barolo Margheria 2009: Simile al 2010, con un altrettanto frutto dolce e delizioso, ma non così pepato, intenso o strutturato. Non sono un amante dell’annata 2009in generale, ma questo è uno dei migliori esempi che abbia assaggiato.

Barolo Parafada 2010: Naso meraviglioso – enorme, in effetti. Ricchi frutti rossi, quasi dolci. Il vino è denso sulla lingua. Lungo finale di amarena. L’impressione generale è di intensa purezza, un Nebbiolo perfettamente caratteristico. Semplicemente delizioso. Ancora Giovanni: “Parafada è il vigneto più vecchio dell’azienda – circa 60 anni. In quest’annata il vino è delicato in bocca, ma il frutto è denso. In molte annate, il Parafada ha bisogno di più tempo: non è solitamente aperto ed accessibile come in questo caso. Il 2010 ha un frutto meravigliosamente ricco. È diretto e generoso in superfice, estremamente complesso in profondità. I Baroli di Serralunga sono generalmente potenti e massicci, ma il Barolo Massolino è elengante. Puntiamo a una minore estrazione per imbrigliare la potenza e mostrare l’equilibrio.”

Barolo Parafada 2009: Con più tenore e meno ricco rispetto al 2010. Meraviglioso e inferiore solo per confronto.

Barolo Parussi 2010: Aroma di pietra bagnata, pepe e frutta secca. Frutti avvolgenti in bocca, ma più slanciato rispetto ai vini precedenti, quasi più muscolare, più atletico. Intensi finale di frutta secca. In generale più slanciato e muscolare degli altri cru. Sempre Giovanni: “La sottozona Parussi si trova a Castiglione Falletto – terreno meno argilloso, più calcareo, molto diverso da quello di Serralunga. Ci dona una trama diversa, tannini differenti. Il vino è forse un po’ più rustico e necessita di più tempo. È un vigneto nuovo per noi (acquistato nel 2007), con viti di 40 anni. Lo stiamo ancora scoprendo.”

Barolo Parussi 2009: Molto simile al 2010 per aroma, palate e finale e allo stesso modo diverso dai cru di Serralunga. Degustandoli uno accanto all’altro si comprende davvero quanto Massolino sappia catturare il gout de terroir. Semplicemente delizioso, ho detto a Giovanni, che mi ha risposto: “Per noi è importante sottolineare le differenza tra vigneto e vigneto. Vogliamo esprimere il terroir. Come sa abbiamo sperimentato l’invecchiamento in barrique, ma quando ci siamo accorti che stavano perdendo la loro identità, siamo ritornati all’uso delle botti grandi. Per esempio, dal 2007 non usiamo più alcuna barrique per il Parafada.”

Il Vigna Rionda 2010 non è giudicato abbastanza pronto da essere assaggiato, così Giovanni mi ha versato alcune vecchie annate di questo eccezionale cru.

Barolo Vigna Rionda Riserva 2008: Meraviglioso. Un lungo, squisito finale di liquirizia e amarena, e prima di tutto ciò un’omogenea unione di sapori complessi, succosi e deliziosi.

Barolo Vigna Rionda 2007: Aroma di fragole secche e catrame. Stesso effetto al palato, con un gradevole tocco setoso. Grande eleganza e grande complessità. “Il 2007 ha raggiunto un’ottima maturazione” racconta Giovanni, “Abbiamo lasciato macerare bucce e vinaccioli per 30-35 giorni poichè per via della loro perfetta maturazione non temevamo tannini acerbi. Il 2008 è anche più strutturato – più classico, un vino di riferimento.”

Barolo Vigna Rionda 2004: A questo punto ho finito la mia scorta di superlativi. Il 2004 è stata un’annata splendida, quella che molti produttori citano come la più assimilabile al 2010, e questo superbo esempio sta maturando egregiamente, con molti anni (probabilmente decenni) davanti a sé. Ancora una volta, meraviglioso.

Massolino attua questo ammirevole progetto, che consiste nel tenere da parte alcune annate particolarmente speciali e rilasciarle nuovamente al loro decimo anno di invecchiamento: il Vigna Rionda 2004 è uno di questi vini.

Quello è stato il momento in cui ho smesso di sputare. Potete biasimarmi?

(Traduzione nostra)

Autore: A. Masnaghetti

“[…] Se c’è un’azienda che merita il titolo di cantina dell’anno è proprio quella della famiglia Massolino. Tre vini come sempre tirati allo specchio e allo stesso tempo ben scalati ne carattere e nella sostanza. Più agile e ben giocato sul frutto il Parussi, elegante, caffeoso e con un tocco in più di “terra” il Parafada, e infine il Margheria, che chiude con un’interpretazione più di forza che di profumi, più di austerità che di eleganza giocando così su un registro un po’ insolito per questa etichetta. […]”

Barolo Margheria 2010 – 91.
Barolo Parussi 2010 – 90+.
Barolo Parafada 2010 – 90.

Autore: World Heritage List – UNESCO / Gazzetta d'Alba
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The Vineyard Landscape of Piedmont: Langhe-Roero and Monferrato (Il Paesaggio Vitivinicolo del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato)

Paesaggio vitivinicolo del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato coprono cinque diverse aree di colture vinicole, con paesaggi straordinari, incluso il Castello di Cavour (Grinzane Cavour, ndt.), nome emblematico per sviluppo vitivinicolo della regione e per la storia italiana. La zona si trova nel Piemonte meridionale, tra il Po e gli Appennini Liguri ed è la culla di tutti i processi tecnici ed economici relativi alla coltivazione della vite ed alla vinificazione che caratterizzano la regione da secoli. L’origine della vite nell’area risale al quinto secolo a.C., quando il Piemonte era un luogo di contatti e scambi commerciali tra gli Etruschi ed i Celti; molti termini etruschi e celtici, in particolare quelli relativi al mondo del vino, sono ancora oggi presenti nel dialetto locale. Ai tempi dell’Impero Romano, Plinio il Vecchio menziona il Piemonte come una tra le regioni più adatte alla coltivazione della vite nell’Italia antica; Strabone menziona le sue botti. (Traduzione nostra)

Autore: Tom Maresca

A great Barolo Vintage 2010: a cause for celebration

Ecco una gran bella notizia per gli amanti del Nebbiolo: le bottiglie di 2010 appena immesse sul mercato contengono la migliore annata di Barolo dal 2004 – anche meglio del 2004, secondo alcuni produttori. Mi trovo d’accordo: i migliori Baroli 2010 nascono da un Nebbiolo meraviglioso, tra i più puri e puliti che abbia mai assaggiato, uniti ad una struttura che gli donerà una lunga, lunga vita. E come l’annata 2004, anche il Barolo 2010 sembra accessibile e bevibile sin dall’inizio. La cosa più difficile di quest’annata sarà lasciarla maturare e non berla troppo giovane.
Elisa Scavino, della cantina Paolo Scavino, riassume l’entusiasmo di molti vignaioli: “Il 2010 è stato speciale fin dall’inizio. Affascinante, aggraziato, meravigliosamente bevibile ed estremamente complesso. È straordinario senza essere troppo grande. Si può bere da subito e può invecchiare per molto tempo. È un Barolo completo.”
Giovanni Angeli, enologo presso la cantina Massolino, è anche più enfatico: “Insieme alla 2004, l’annata 2010 è una delle migliori degli ultimi 20 anni – è praticamente perfetta. Abbiamo avuto una maturazione quasi perfetta dei grappoli, dei semi e delle bucce. Il clima è stato ideale per il Nebbiolo. I vini sono completi, bilanciati, grandi, con un grande potenziale d’invecchiamento, ma bevibili da subito – come per il 2004, ma crediamo potenzialmente anche più longevo.”
Queste due cantine hanno prodotto alcuni dei migliori vini di questa grande annata, grossomodo tra i migliori 200 Baroli che ho assaggiato a Maggio in occasione di Nebbiolo Prima ad Alba. Ad essere precisi, non tutti i produttori hanno messo a frutto tutto ciò che questa vendemmia aveva da offrire: in particolare, ne hanno sofferto gli habitué del barrique. L’espressività del 2010 – il tipico connubio di amarena, catrame, tabacco, terra e funghi – è così intensa e pura che anche un tocco non troppo marcato di rovere può ridurlo. I migliori risultati arrivano invariabilmente dai produttori più tradizionali – coloro che prediligono la fermentazione in botti grandi e/o in acciaio, oppure coloro che, se hanno utilizzato le barriques, hanno preferito quelle al secondo, terzo o quarto passaggio. In questo modo, il carattere intenso di quest’annata di Nebbiolo è stato completamente preservato – ed è memorabile.
Come ci ha detto Giovanni Angeli, il tempo perfetto per il Nebbiolo ha giocato un ruolo di prim’ordine nel formare la grandezza dell’annata 2010. Il report stilato dal Consorzio per la tutela del Barolo e del Barbaresco ne ha dato conferma con dovizia di particolari e con raro entusiasmo. Eccone un piccolo riassunto.
L’annata 2010 ha patito un inverno particolarmente lungo e rigido. Le grandi nevicate hanno assicurato riserve d’acqua considerevoli nel terreno e le temperature di Aprile e Maggio hanno donato una fioritura ed una vigoria eccellenti. Molta pioggia all’inizio dell’estate. Le miti temperature di inizio Agosto hanno favorito una maturazione tardiva, molto positiva per il Nebbiolo. Temperature maggiori hanno caratterizzato gli ultimi dieci giorni di Agosto ed il mese di Settembre, con un ottima escursione tra giorno e notte. Il Nebbiolo ne ha tratto particolarmente beneficio, poiché ciò ha controbilanciato il leggero ritardo nella maturazione dei grappoli causata dall’umidità elevata di Luglio ed inizio Agosto. I controlli sulla maturazione hanno mostrato che gli zuccheri hanno continuato ad accumularsi nella seconda metà di Settembre, mentre il tono acido è sceso gradualmente verso livelli più accettabili. La maturazione delle componenti fenoliche, essenziali per donare corpo e potenziale d’invecchiamento, è stata eccellente. Senza ombra di dubbio, il Nebbiolo ha risposto in modo sublime quest’anno.

Credetemi sulla parola, i resoconti del Consorzio, solitamente asciutti e sintetici, non utilizzano spesso il termine “sublime”.

Naturalmente, in un’area diversificata come quella degli undici Comuni del Barolo, ne il clima ne le abilità enologiche e gli stili sono uniformemente distribuiti, ed alcuni Comuni si sono chiaramente distinti rispetto agli altri. Con grande sorpresa di molti assaggiatori, in un campo ormai dominato dai cru, alcuni dei vini più straordinari erano i Baroli classici, prodotti alla “vecchia maniera” assemblando diverse sottozone. Tra di essi troviamo nomi familiari, come Bartolo Mascarello – il vero cavallo da tiro del gruppo, secondo me (the pace horse of the pack, in my estimation) – Pio Cesare, Prunotto, E. Pira di Chiara Boschis, Batasiolo e Sandrone, accanto a produttori meno noti quali Luigi Oddero, Parusso, Deltetto, Clavesana, Terre del Barolo e Cascina Ballarin.
Questo bel gruppo di vini ha dato l’avvio alla sessione di assaggio a Nebbiolo Prima. Il resto del primo giorno di degustazione ha avuto come oggetto i Baroli dei Comuni più piccoli – Cherasco, Grinzane Cavour, Novello, Roddi e Verduno. Nessun vino deludente in questa batteria, ma molte bottiglie sorprendenti: Ravera di Elvio Cogno e Panerole di Franco Conterno, entrambi di Novello; Bricco Ambrogio di Negretti e Paolo Scavino, entrambi vinificati dall’unico cru di Roddi; Gian Carlo di Burlotto e Barolo classico di Bel Colle, entrambi da Verduno, e persino il Castello della Scuola Enologica, da Grinzane Cavour. In una nota riassuntiva sulla giornata scrivevo: “Se la degustazione continua su questo livello, arriverò alle stelle.”
Che dire? Se non sono arrivato alle stelle, certamente sono finito in orbita. Le degustazioni del resto della settimana hanno riguardato, tra gli altri vini, i restanti Comuni del Barolo, tutti più estesi e solitamente ritenuti più importanti di quelli del primo giorno. Tra di essi, penso che Barolo e La Morra siano stati i migliori, seguiti da Serralunga, Monforte e Castiglione Falletto. Per quel che riguarda proprio quest’ultimo, i migliori risultati sono stati ottenuti dai summenzionati Scavino e Massolino, i cui vini si sono particolarmente distinti, e da Roccheviberti, un piccolo produttore, il cui vino è stato grande, e classico sotto ogni aspetto – un sogno per gli amanti del Barolo tradizionale. Claudio Viberti, proprietario, agronomo, enologo, cantiniere e factotum in generale, gestisce i suoi due ettari di Barolo (oltre ad altri vigneti di Barbera e Dolcetto, entrambi ottimi) alla ricerca della massima qualità: la fermentazione avviene in acciaio, con una lunga macerazione sulle bucce, seguita da un prolungato invecchiamento in rovere francese di piccole dimensioni, che in qualche maniera non lascia alcuna traccia in questo vino, soltanto un elegante pulizia.
Da Monforte, brillanti risultati arrivano da Diego Conterno, un piccolo produttore il cui Barolo Ginestra si è dimostrato ragguardevole, e da Pecchenino, un produttore di media grandezza, con un egualmente straordinario Barolo Le Coste.
Per Serralunga, credo che i migliori vini fossero quelli di Cascina Luisin, con un vino dall’evocativo nome Leon, e di Ascheri, il cui cru Sorano ha dimostrato una grande struttura ed il potenziale per un lungo invecchiamento.
A Barolo e La Morra, il livello generale era così alto che è molto difficile citare alcuni produttori piuttosto che altri, ma – ciò detto – sono stato particolarmente colpito da Castellero dei Fratelli Barale e da Le Coste di Giacomo Grimaldi, entrambi provenienti da Barolo; e, da La Morra, il Barolo eponimo di Serradenari, Monfalletto di Monfalletto Cordero di Montezemolo, il Barolo classico di Malvirà, Rocche dell’Annunziata di Aurelio Settimo, Brunate di Marcarini e San Giacomo di Oreste Stroppiana.

Conclusioni generali? L’annata 2010 è senza alcun dubbio una grande annata, certamente la migliore di questo giovane secolo e forse la migliore dal 1989 o dal 1990. A parte la prominenza di nomi molto familiari tra quelli che ho citato, questa è stata anche l’Annata dei Piccoli Produttori. Così tanti tra i miei maggiori punteggi sono andati a produttori che conoscevo appena, tra cui molti in precedenza erano coltivatori che hanno cominciato ad imbottigliare i propri vini al massimo da 20, 25 anni, spesso anche molto meno. Le aree del Barolo e del Barbaresco hanno raggiunto la grandezza, e la qualità della produzione è elevatissima, abbastanza da andare di pari passo con il potenziale delle molte sottozone privilegiate che includono. Non è impossibile – l’ingenuità umana è infinita – trovare un cattivo vino in quest’annata, ma è certamente difficile. Per gli amanti del Barolo, questi sono giorni di gloria.

Per comodità dei lettori di Quarterly Review of Wines, di seguito sono elencati tutti i vini a Cinque e Quattro Stelle assaggiati ad Alba.

Come noterete sono molto numerosi e non c’è ragione di pubblicarne altri a seguito delle mie note di degustazione. Noterete anche che le note stesse sono totalmente assenti, per la semplice, buona ragione che sono estremamente ripetitive. Così tanti vini, vinificati dallo stesso vitigno nella stessa annata, caratterizzati da tutte le varianti aromatiche di catrame/tabacco/frutti rossi/terra al naso, sensazioni di amarena/minerali/funghi/terra/tabacco/catrame al palato e pelle/frutta secca/catrame/tabacco sul finale – che sono deliziosi da assaporare, ma che nessuno dovrebbe leggere ad nauseam.

(Traduzione nostra)

Autore: Tom Hyland

Barolo Vintage Report: The Best of 2010 (Resoconto di un’annata: i migliori Baroli 2010)

Tom Hyland, esperto di vini italiani, recensisce i Baroli 2010 e sceglie i suoi 5 preferiti dell’annata.

Martedì, 3 Giugno 2014

A volte abbiamo annate che richiedono tempo per essere interpretate. A volte, come per il 2010, sappiamo fin dall’inizio che sarà un’ottima annata.” – Gianluca Grasso, enologo dell’azienda Elio Grasso.

I produttori del Barolo hanno cavalcato con successo l’onda delle recenti annate, tutte sopra la media se non straordinarie, con rare eccezioni dal 1996. Ma il 2010 potrebbe essere la migliore tra tutte, elogiata da molti critici, che la definiscono un’annata classica.
L’annuale vetrina dedicata ai Nebbioli tenuta ad Alba ha confermato la presenza di molti vini imponenti, con la struttura e le caratteristiche adatte ad un invecchiamento di 40-50 anni. Erano presenti anche vini più leggeri, decisamente gradevoli anche da giovani.
Naturalmente immancabili alcune delusioni – anche se non molte – da vini che mirano alla gloria, ma che si dimostrano poco fini, a causa della presenza ingombrante di tannini potenti. I migliori vini uniscono le note floreali dell’annata 2004 alla forza dell’annata 2006 e all’importante acidità dell’annata 2008; in breve, l’annata 2010 presenta tutti i segni distintivi della grandezza.

Il periodo di maturazione
Ogni buona annata dipende dall’andamento climatico ideale e tutti concordano che questo sia il caso del 2010. “Abbiamo avuto il tempo giusto al momento giusto,” spiega Franco Massolino della Cantina Massolino. Grasso è d’accordo: “Abbiamo avuto le condizioni ottimali per il Nebbiolo.” Nota anche come il periodo di maturazione nel 2010 sia stato uno dei più lunghi di sempre; questo, insieme a temperature ideali, ha creato condizioni perfette. “A fine Settembre, le temperature andavano dai 5 o 6 gradi della notte ai 19 gradi del giorno. Questa escursione ha garantito lo sviluppo fenolico necessario alla maturazione dei grappoli.
È una delle migliori annate della mia vita” – Franco Massolino
Massolino descrive i Baroli 2010 come “vini che potranno evolvere in modo straordinario grazie all’ottima concentrazione di tannini, ma che sono molto piacevoli già adesso, dopo appena quattro anni di invecchiamento.” Danilo Drocco, enologo presso Fontanafredda, conferma la longevità di questi vini. “Penso che i Baroli 2010 avranno una lunga vita, senza nessun problema per i prossimi 30-40 anni.”

Produttori dell’annata
[…]Massolino ha prodotto due sublimi cru di Serralunga d’Alba e uno di Castiglione […].

Le differenze dei vigneti
Sebbene ci siano variazioni stilistiche nelle cantine, il terroir locale rimane un fattore determinante, in particolare grazie alle differenze del terreno. Queste differenze territoriali si mostrano ogni anno, specialmente in annate classiche come la 2010. I vini provenienti da La Morra, Barolo, Verduno, Cherasco e Novello, dove i terreni sono più recenti, hanno una concentrazione relativamente moderata di tannini e pronunciate note floreali. Questi vini sono tra i più affascinanti del 2010 e molti produttori tra i meno blasonati come Umberto Fracassi, Mario Marengo e Stroppiana hanno prodotto alcuni dei loro migliori vini degli ultimi anni.
I comuni di Serralunga d’Alba e Monforte d’Alba hanno terreni più antichi; i vini che se ne ricavano sono I Baroli più tannici, che richiedono più tempo anche in annate più leggere. I vini 2010 di queste aree sono, ancora una volta, molto potenti, ma accanto a risultati straordinari (specialmente Massolino ed Elio Grasso) non sono mancate diverse delusioni.
A causa della natura aggressive dei tannini, i Baroli di Monforte e Serralunga posson essere rigidi e spigolosi da giovani. Certo, il tempo aiuta, ma in questa annata molti di questi vini mancavano di aromi fruttati ed erano carichi di tannini ruvidi ed amari.
Infine, il comune di Castiglione Falletto – stilisticamente una via di mezzo per quel che riguarda il Barolo – è probabilmente il più consistente. Questi vini sono leggermente più potenti di quelli di La Morra e presentano tenui note di tabacco, pepe bianco e spezie; mentre i migliori esemplari raggiungeranno il proprio picco espressivo in 25-40 anni, molti Baroli di Castiglione saranno apprezzabili relativamente più giovani (in 3-7 anni).

I miei 5 Baroli 2010 preferiti

Bartolo Mascarello […]

Renato Ratti Rocche dell’Annunziata (La Morra) […]

Massolino Parussi (Castiglione Falletto)
Affascinanti aromi di rosa rossa ed arancione e ciliegia, un’esplosione di frutta al palato, con tannini fini e un gradevole accenno di mineralità; un perfetto esempio di terroir locale. La famiglia Massolino produce questo vino dall’annata 2007: è diventato il loro Barolo più “femminile”, anche se questo 2010 non è certo timido; il picco espressivo si mostrerà in 35-50 anni.

Elio Grasso Gavarini Chiniera (Monforte d’Alba) […]

Umberto Fracassi […]

I Baroli 2010 saranno disponibili a partire dall’estate 2014.
(TRADUZIONE NOSTRA)

Autore: Wine Spectator, April’s 30 issue.
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From “Bruce Sanderson’s Top 2010 Barolo From Barrel”

Autore: Bruce Sanderson
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Barolo’s Crowning GloryThe 2010 vintage caps a string of successful harvests for Piedmont’s King of Wines

Issue: April 30, 2014

In 2010, Barolo witnessed something special. Northwestern Italy’s leading wine region has enjoyed a string of fine vintages dating from the 1996 harvest, but 2010 just may be the finest yet. It combines the best qualities of these recent vintages—purity, elegance, balance and complexity, plus the ability to age.

“The 2010 vintage is one of the best in the past years, and we’ve really had some very good vintages. Everything is there—color, depth, complexity. I think it’s exceptional,” says Franco Massolino, co-proprietor of his family’s estate in Serralunga d’Alba, which produces Barolos from a number of top vineyards. “A vintage like this doesn’t arrive very often.”

Giorgio Rivetti of La Spinetta, a leading producer of Barolo and Barbaresco, agrees. “From the beginning, 2010 is a very classic and elegant vintage, balanced, round, with soft tannins. The alcohols aren’t too high. It reminds me of 1982, a vintage that was beautiful young and aged well.”

“There is more complexity, more tension, more black fruit in general in 2010,” says Valter Fissore, winemaker at Elvio Cogno.

This is high praise indeed, yet I heard it in cellar after cellar during a visit to Piedmont late last year to taste the young Barolos. (A handful of 2010s have already been bottled, but most are still aging in oak casks and will be bottled this spring or summer, or later if destined to become riservas.) I tasted a number of them two years ago during a visit to the region. They were exciting then, but they have melded significantly during their maturation in oak, and are beginning to show the extent of their exceptional quality.

Based on non-blind tastings of approximately 100 2010 Barolos during my more recent visit, I give the vintage a preliminary rating of 96-99 points on the Wine Spectator 100-point scale. What makes these young Nebbiolos so compelling is their excellent color, ripe fruit flavors, balance, depth, elegance, expressiveness and complexity. They clearly have the structure for long aging. Furthermore, they reflect their terroirs, with crus such as Cannubi, Monprivato and Rocche di Castiglione showing typical purity and elegance, and others, such as Bussia, Ginestra and Vigna Rionda, delivering classic depth and power.

The majestic pinnacle of the vintage can be tasted in nascent Barolos such as the Giacomo Conterno Monfortino Riserva, with its rich and powerful yet elegant profile and its extra dimension of sweet licorice, steeped cherry, tobacco, eucalyptus flavors, and the Giuseppe Mascarello & Figlio Barolo Monprivato Cà d’Morissio Riserva, a wine of incredible purity, intensity, focus, harmony and length, delivering everything a lover of these noble reds is looking for. Tasting both wines from barrel, I gave them provisional scores of 96-99 points, or classic quality, on Wine Spectator‘s 100-point scale. (Because the Monfortino Riserva typically spends seven years in wood, and the Cà d’Morissio Riserva five to six, they won’t be available until 2017 and 2015 or 2016, respectively.)

Another benchmark for the vintage is the long and beautifully balanced Cavallotto Barolo Bricco Boschis Vigna San Giuseppe Riserva (95-98 points), which exhibits a pretty nose and flavors of pure cherry, spice and mineral matched to a refined texture and frame. This wine will see another year and a half in barrel before being bottled, according to Alfio Cavallotto.

Dozens more Barolos are potentially classic (95 to 100 points), provided the period of maturation in wood proceeds accordingly and bottling involves no mishap. Once released, these Nebbiolos will require seven to 10 years of aging to show their best, and should continue to develop over a 20- to 30-year period. Noticeably absent from the roster of 2010s, for both Barolo and Barbaresco, are the wines of Bruno Giacosa. As in 2006, the Maestro’s decision not to bottle the vintage was based on personal health issues, and not the quality of the vintage.

Many vintners compare the 2010s to earlier excellent years, like 2008, 2006 or 2004, yet with riper fruit, greater phenolic maturity and more succulent textures. Davide Voerzio, who works alongside his father, Roberto, at their estate, says, “We think [2010 is] a great, great vintage, like 2004, but more elegant, more juicy.”

The 2010s differ from, and largely exceed, earlier great years such as 1982, 1989, 1990, 1996, 1999 and even 2001. There are several reasons for this. The viticulture is more precise now, with higher density and new clones. This translates to better-quality fruit. And most producers are working more efficiently in the cellar, using temperature control and newer equipment.

For example, Alfio Cavallotto shared with me the evolution of his family’s cellar for the vinification of Nebbiolo. Until 1960, they used wooden tini, punching down the cap, and converted to cement vats in 1961 because they were easier to clean and reduced the risk of bacteria. In the 1980s, Cavallotto introduced upright stainless-steel tanks for better temperature control and later, in 1994, rotofermentors, which they have modified, allowing them to have a semi-submerged cap for a traditional maceration of 28 to 32 days in a top-quality vintage (compared with seven to 14 days in standard rotofermentors).

Piedmont’s climate does not make it easy on vintners. Only a growing season that avoids the region’s all-too-frequent extremes can deliver truly great wines.

If temperatures aren’t warm enough, or if there is a lot of humidity and rain at harvest, Nebbiolo grapes don’t develop sufficient sugar, acidity remains too high, and the tannins in the skins and seeds don’t ripen. As a consequence, the wines taste green, with dry, bitter tannins. This was the case in vintages such as 1991, 1992 and 2002 (which was also damaged by hail).

On the other hand, if temperatures are too high during the summer months, like they were in 2003, with no significant swing between day and night (especially during August and September), Nebbiolo loses acidity and the grapes experience dehydration. Compounded by dry conditions, the resulting wines have rich aromas of dried fruit, ripe and sometimes cooked fruit and softer tannins, with typically weaker color and less ability to age.

“Obviously, correct work done by the grower can make big differences,” says Cristina Oddero, who manages her family’s estate. “Some conditions can be significantly improved if the winegrower intervenes at the right moment.”

Nonetheless, nature is preferable to nurture. And in 2010, weather conditions were extremely favorable for the Nebbiolo grape.

Winter brought roughly 10 inches of snow in January and the beginning of February, accompanied by temperatures as low as 14° F. This is typical of the long-term average in the Langhe area, though colder than recent years. Snowfall is important to ensure adequate water reserves during the entire season.

Spring was characterized by fresh weather, with warm conditions in April and May promoting excellent budbreak and flowering. Hail in La Morra at the end of May caused some reduction in yields. At Oddero, for example, there was 30 percent less crop in Bricco Chiesa and 25 percent less in Capalot, two vineyard sources of the winery’s Barolo classico.

Summer was warm but not overly so. Rain came at the right times, eliminating stress to the vines from heat or drought. Most importantly for the late-ripening Nebbiolo, however, September and October were ideal, with sunny days and cool nights, perfect conditions for ripening the grapes. “The high diurnal temperature range in September was very important for the development of aromas in the Nebbiolo,” says Walter Anselma, winemaker at Schiavenza.

The Nebbiolo harvest for Barolo began the last week of September for Voerzio, who typically harvests 10 to 20 days earlier, and lasted to the beginning of November, when Cascina Adelaide picked its Fossati vineyard in La Morra.

The best producers performed green harvests, trimming yields to well below the legal limit of 58 hectoliters per hectare (about 4.3 tons per acre). For example, at Paolo Scavino, the yields averaged 50 hl/ha (3.7 tons/acre), for the Barolo classico and Carobric, to 30 hl/ha (2.2 tons/acre), approximately half the legal limit, in the Rocche dell’Annunziata cru.
Cooler temperatures overall in 2010 gave the advantage to the best vineyards, which are fully south-facing, although Roberto Conterno, proprietor and winemaker at Giacomo Conterno, stressed that it was also important to pick at the right time to obtain mature tannins.
Unfortunately, as with any smaller-production vintage of this stature, the downside is upward pressure on pricing, as lower yields combine with consumer excitement to increase competition for the wines.
Despite a good supply of excellent Barolos from recent vintages such as 2009, 2008, 2007 and 2006, consumers in the United States can expect increases of as much as 10 percent for the 2010s, based on what producers and importers have divulged so far. For example, Lorenzo Scavino of Azelia confirms that he’ll increase prices slightly because of the quality of the vintage and lower yields. Some producers, however, will be more restrained. Aldo Conterno’s Giacomo Conterno reports that prices will remain at the same level as for 2009, as they raised prices in that vintage, also due to lower quantities.
Michael Skurnik Wines, based in New York, imports several Barolo producers, mainly small growers. “For the most part, the jury is still out on prices,” says Mark Fornatale, manager of Skurnik’s Italian portfolio. “Of our many producers, I only have new release prices for two or three. There were increases, in the 7 to 10 percent range, but nothing dramatic so far. I hope that trend continues.”

Even with a 10 percent increase at the cash register, Barolo represents good value compared with other top wine regions. In the past year, I have given outstanding scores to nearly 100 Barolos (across the 2009, 2008 and 2007 vintages) that cost $75 each or less; almost 60 of those were $60 or less. Clearly, there is plenty of opportunity to buy authentic, fine quality Barolo at reasonable prices.

The 2010 vintage is excellent in neighboring Barbaresco, too. “It’s one of a kind, a really special vintage in all of Piedmont,” says Andrea Sottimano, who makes four different Barbaresco crus plus a riserva. “We really did what we wanted in 2010, limiting yields, long macerations and long aging on the lees,” he added.

Because Denominazione Origine Controllata e Garantita regulations dictate different aging requirements for Barbaresco, the wines are released a year prior to the Barolos of the same vintage. For the most part, the 2010 Barbarescos are already available; read more about them in my annual tasting report on Piedmont, beginning on page 61. In addition to the top-scoring wines featured there, I tasted a number of Barbarescos during my trip to Piedmont recently that will be released in 2014 or later: Cigliuti’s Vie Erte (89-92) and Serraboella (91-94); Marchesi di Grésy’s Gaiun Martinenga (91-94) and Camp Gros Martinenga (92-95); and Sottimano’s Currá (93-96), are all crus worth the search.

Barolo lovers have enjoyed a plethora of fine vintages and superb Nebbiolos for the past decade or so. Not least, the sublime 2010s merit attention and a place in wine lovers’ cellars. They will deliver years of pleasure in the future.

Bruce Sanderson’s Top 2010 Barolo from Barrel:

Massolino
Barolo Margheria

Elegant and taut, with fine tannins and delicate aromas of flowers, red fruits and cinnamon. (91-94)

Barolo Parafada
Supple and fleshy, with vibrant acidity and terrific length. Hints of earth, truffle and cherry. (92-95)

Barolo Parussi
Powerful yet balanced, with vivid fruit and assertive tannins. Pure cherry and tobacco notes. (92-95)

Barolo Vigna Rionda Riserva
Tightly wound, with clean aromas and energetic flavors of shiso leaf, cherry and wild herbs. (94-97)

Autore: WINE & SPIRITS

Barolo Margheria 2009

“From a cru in Serralunga d’Alba, this is youthfully tough, all hard edges at the moment. The aroma is closed off by reduction and the acidity is as potent as the tannins. Yet the fruit packed into the middle of the wine bodes well for long aging.” – Year’s Best Barolo – 91 points.

Autore: Gigi Brozzoni
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Barolo Margheria 2009

“…Sul gradino più alto del podio è stato posto il Barolo Margheria 2009 di Massolino…”

Autore: Bruce Sanderson
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Barolo Parafada 2009

“A bright, pure red, offering cherry and raspberry flavors accented by cedar, tobacco and woodsy notes. Linear and taut, presenting a firm grip of tannins, with plenty of energy driving the long, mouth-watering finish. Best from 2017 through 2032.” – B.S

Autore: Bruce Sanderson
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Barolo 2009

” A mix of cherry, cedar and tobacco flavors highlights this juicy, vibrant and almost racy red, with a layer of tannins sitting under- neath the flavors. The elements come together on the long, savory aftertaste. Best from 2017 through 2032. 95 points – B.S.”

Autore: Bruce Sanderson
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Barolo Vigna Rionda Riserva 2007

”Cherry and raspberry aromas and flavors mark this sleek, elegant red. Balsamic and tobacco notes add interest as this firms up on the dusty finish. Fresh and long. Best from 2016 through 2029. 92 points – B.S.”

Autore: Bruce Sanderson
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Barolo Parussi 2009

“The tobacco and briar notes are effusive in this sleek, firmly structured red, offering cherry and raspberry fruit. Offers mouthcoating tannins that leave a strong grip on the finish. A tad dry in the balance, but otherwise solid. Best from 2017 through 2030 92 points – B.S.”

Autore: Bruce Sanderson
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Barolo Margheria 2009

“Beautiful cherry, strawberry, tobacco and leather flavors are displayed on the rich texture and firm structure of this sinewy red. The tannins are dusty, but this manages to find equilibrium on the long, savory finish. Best from 2017 through 2032. 92 points – B.S.”

Autore: Walter Speller
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Barolo Parussi 2009

“Commune of Castiglione Falletto. Youthful mid ruby. Transparent and elegant but closed. Great balance and bite on the finish. Long, complete. score 17+.”

Autore: Walter Speller
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Barolo Parafada 2009

“Commune of Serralunga. Beautiful mid ruby with orange tinges. Opulent strawberry and energetic acidity. Elegant palate weight. The ripe fruit is the perfect match for the grainy tannic charge. Quite beautiful. (WS) score 17.5″

Autore: M. Larner
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Barolo Riserva Vigna Rionda 2007

“The 2007 Barolo Riserva Vigna Rionda is a gorgeous wine that presents a stunning perspective on the Nebbiolo grape. Its magic is on full display. Ethereal and elegant, the bouquet presents a never-ending succession of wild fruit, underbrush, cola, licorice, freshly chopped mint, dried ginger, balsam overtones and exotic spice. Think of the grape’s most elegant characteristics and you get them all here. In the mouth, the wine feels fleshy and generous with thick layers of fruit that are amply supported by the firm but fine tannins. Its aging future looks bright. Anticipated maturity: 2018-2038. 97 points”

Autore: M. Larner
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Barolo Parafada 2009

“The 2009 Barolo Parafada ( also a product of the rich, clay soils of Serralunga d’Alba ) presents the darkest color of the three and bursts open with ripe flavors of dried blackberry, tobacco, used leather and licorice. But this is no way a one-dimensional wine. It offers delightful endnotes of blue flower, peppermint, black mineral and cola that come as a pleasant surprise. The wine needs a few more years to open fully. Anticipated maturity: 2015-2028. 94+ points.”

Autore: M. Larner
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Barolo Margheria 2009

”The 2009 Barolo Margheria, however, moves us over to the Serralunga d’Alba township where power and structure are the name of the game. This wine shows big bones with firmly rooted tannins and a bold, fleshy quality of fruit. Black currant, chopped mint and licorice are woven tightly within the fabric of the wine. Anticipated maturity: 2015-2028. 93 points.”

Autore: M. Larner
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Barolo Parussi 2009

“The 2009 Barolo Parussi sees fruit sourced from the Castiglione Falletto township and consequently shows the most ethereal and refined characteristics of these three vineyard-designate wines. Rosehip, forest berry and even a touch of stone fruit or apricot emerge at first, followed by heavier aromas of tar and black licorice. The wine shows impressive elegance, finesse, silky tannins and fresh acidity. Those overall attributes, melded so perfectly together, are rare to find in the warmer 2009 vintage. Anticipated maturity: 2015-2025. 94 points”

Autore: M. Larner
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Barolo docg 2009

“The 2009 Barolo opens with soft, easy appeal that is very characteristic of the vintage. Dark fruit tones of cassis and dried cherry segue to spicy notes of cinnamon and nutmeg. Soft, fleshy, fruit layers are stocked tight, but they do allow space for delicate tones of mint and licorice to lift from the bouquet. This is definitely a more approachable and softer Barolo, suited to near-term drinking: Anticipated maturity: 2013-2020 89 points”

Autore: M. Larner
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Barbera d’Alba GISEP 2011

“The 2011 Barbera d’Alba Gisep delivers a new level of intensity and elegance. This is a carefully crafted expression of the grape that pits fresh fruit aromas against savory tones of dark leather and tobacco. There’s also a good dose of chocolaty richness or Maraschino cherry to soften the grape’s natural freshness. Anticipated maturity: 2013-2020. 90 points”

Autore: M.Larner
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Barbera d’Alba 2012

“The 2012 Barbera d’Alba also shows a playful side with bright blackberry and raspberry followed by savory tones of leather and mild spice. This wine is also distinguished by an elegant vein of white mineral that is delicately woven through the thickness of the fruit. Bright acidity gives it a slightly longer drinking window. Anticipated maturity: 2013-2018.”

Autore: M. Larner
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Dolcetto d’Alba 2012

“…is an extrovert wine with bold intensity and fleshy black fruit. It delivers so much heft and personality upfront, but pulls back in the mouth to reveal polished notes of mineral and cracked white pepper. It concludes with a refined and elegant note that is rare for Dolcetto. This is very enjoyable wine for drinking now. Anticipated maturity: 2013-2016.”

Autore: A. Galloni
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Barolo docg 2009

“Massolino’s 2009 Barolo is pretty, soft and approachable. Floral notes meld into expressive red berries in this attractive, mid-weight wine. Readers looking for a tasty, early drinking Barolo will find a lot to like. 88 points”

Autore: A. Galloni
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Parafada 2009

”The 2009 Barolo Parafada is one of the rounder, deeper wines in the lineup. Hints of smoke, tar, dried flowers and licorice add complexity to a core of dark red/black fruit. The warm quality of the vintage seems stylistically well suited to the personality of this site. A rich, enveloloping finish roundsthings out nicely. 90 points”

Autore: A. Galloni
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Parussi 2009

“Massolino’s 2009 Barolo Parussi brings together many of the best qualities of the vintage. The aromatics are bright and focused, yet at the same time, there is plenty of depth to the fruit. Sweet, layered and beautifully articulated, the 2009 Parussi stands out for its balance and overall harmony. Firm yet integrated tannins support the brisk, inviting finish. Today, the Parussi is the brightest of Massolino’s 2009 Barolos. 91 points”

Autore: A. Galloni
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Margheria 2009

“The 2009 Barolo Margheria is racy, delineated and energetic. Sweet red berries, flowers, mint and licorice jump from the glass. There is an attractive juiciness in the Margheria. I imagine the 2oo9 will drink well relatively early, but also develop nicely in bottle. Rose petals, dried herbs, violets and tar are all layered into the finish. 92 points”

Autore: A. Galloni
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Vigna Rionda 2007

”I am surprised by how delicate the 2007 Barolo Riserva Vigna Rionda is. Freshly cut flowers, sweet cherries, mint and anise are all nicely layered in the glass. Despite the richness typical of the year, the 2007 is a relatively mid-weight wine, with only modest depth, delineation or nuance. At times, the alcohol is also noticeable. Today, it is hard to see the 2007 being a long-term ager, and I say that having tasted every vintage of this wine and knowing most previous editions have developed beautifully in bottle. Overall, this is a rare miss from Massolino. Tasted twice with consistent notes. 88 points”