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giugno 2014

Tom Maresca – Quarterly Review of Wines

A great Barolo Vintage 2010: a cause for celebration

Ecco una gran bella notizia per gli amanti del Nebbiolo: le bottiglie di 2010 appena immesse sul mercato contengono la migliore annata di Barolo dal 2004 – anche meglio del 2004, secondo alcuni produttori. Mi trovo d’accordo: i migliori Baroli 2010 nascono da un Nebbiolo meraviglioso, tra i più puri e puliti che abbia mai assaggiato, uniti ad una struttura che gli donerà una lunga, lunga vita. E come l’annata 2004, anche il Barolo 2010 sembra accessibile e bevibile sin dall’inizio. La cosa più difficile di quest’annata sarà lasciarla maturare e non berla troppo giovane.

Elisa Scavino, della cantina Paolo Scavino, riassume l’entusiasmo di molti vignaioli: “Il 2010 è stato speciale fin dall’inizio. Affascinante, aggraziato, meravigliosamente bevibile ed estremamente complesso. È straordinario senza essere troppo grande. Si può bere da subito e può invecchiare per molto tempo. È un Barolo completo.”

Giovanni  Angeli, enologo presso la cantina Massolino, è anche più enfatico: “Insieme alla 2004, l’annata 2010 è una delle migliori degli ultimi 20 anni – è praticamente perfetta. Abbiamo avuto una maturazione quasi perfetta dei grappoli, dei semi e delle bucce. Il clima è stato ideale per il Nebbiolo. I vini sono completi, bilanciati, grandi, con un grande potenziale d’invecchiamento, ma bevibili da subito – come per il 2004, ma crediamo potenzialmente anche più longevo.”

Queste due cantine hanno prodotto alcuni dei migliori vini di questa grande annata, grossomodo tra i migliori 200 Baroli che ho assaggiato a Maggio in occasione di Nebbiolo Prima ad Alba. Ad essere precisi, non tutti i produttori hanno messo a frutto tutto ciò che questa vendemmia aveva da offrire: in particolare, ne hanno sofferto gli habitué del barrique. L’espressività del 2010 – il tipico connubio di amarena, catrame, tabacco, terra e funghi – è così intensa e pura che anche un tocco non troppo marcato di rovere può ridurlo. I migliori risultati arrivano invariabilmente dai produttori più tradizionali – coloro che prediligono la fermentazione in botti grandi e/o in acciaio, oppure coloro che, se hanno utilizzato le barriques, hanno preferito quelle al secondo, terzo o quarto passaggio. In questo modo, il carattere intenso di quest’annata di Nebbiolo è stato completamente preservato – ed è memorabile.

Come ci ha detto Giovanni Angeli, il tempo perfetto per il Nebbiolo ha giocato un ruolo di prim’ordine nel formare la grandezza dell’annata 2010. Il report stilato dal Consorzio per la tutela del Barolo e del Barbaresco ne ha dato conferma con dovizia di particolari e con raro entusiasmo. Eccone un piccolo riassunto.

L’annata 2010 ha patito un inverno particolarmente lungo e rigido. Le grandi nevicate hanno assicurato riserve d’acqua considerevoli nel terreno e le temperature di Aprile e Maggio hanno donato una fioritura ed una vigoria eccellenti. Molta pioggia all’inizio dell’estate. Le miti temperature di inizio Agosto hanno favorito una maturazione tardiva, molto positiva per il Nebbiolo. Temperature maggiori hanno caratterizzato gli ultimi dieci giorni di Agosto ed il mese di Settembre, con un ottima escursione tra giorno e notte. Il Nebbiolo ne ha tratto particolarmente beneficio, poiché ciò ha controbilanciato il leggero ritardo nella maturazione dei grappoli causata dall’umidità elevata di Luglio ed inizio Agosto. I controlli sulla maturazione hanno mostrato che gli zuccheri hanno continuato ad accumularsi nella seconda metà di Settembre, mentre il tono acido è sceso gradualmente verso livelli più accettabili. La maturazione delle componenti fenoliche, essenziali per donare corpo e potenziale d’invecchiamento, è stata eccellente. Senza ombra di dubbio, il Nebbiolo ha risposto in modo sublime quest’anno.

Credetemi sulla parola, i resoconti del Consorzio, solitamente asciutti e sintetici, non utilizzano spesso il termine “sublime”.

Naturalmente, in un’area diversificata come quella degli undici Comuni del Barolo, ne il clima ne le abilità enologiche e gli stili sono uniformemente distribuiti, ed alcuni Comuni si sono chiaramente distinti rispetto agli altri. Con grande sorpresa di molti assaggiatori, in un campo ormai dominato dai cru, alcuni dei vini più straordinari erano i Baroli classici, prodotti alla “vecchia maniera” assemblando diverse sottozone. Tra di essi troviamo nomi familiari, come Bartolo Mascarello – il vero cavallo da tiro del gruppo, secondo me (the pace horse of the pack, in my estimation) – Pio Cesare, Prunotto, E. Pira di Chiara Boschis, Batasiolo e Sandrone, accanto a produttori meno noti quali Luigi Oddero, Parusso, Deltetto, Clavesana, Terre del Barolo e Cascina Ballarin.

Questo bel gruppo di vini ha dato l’avvio alla sessione di assaggio a Nebbiolo Prima. Il resto del primo giorno di degustazione ha avuto come oggetto i Baroli dei Comuni più piccoli – Cherasco, Grinzane Cavour, Novello, Roddi e Verduno. Nessun vino deludente in questa batteria, ma molte bottiglie sorprendenti: Ravera di Elvio Cogno e Panerole di Franco Conterno, entrambi di Novello; Bricco Ambrogio di Negretti e Paolo Scavino, entrambi vinificati dall’unico cru di Roddi; Gian Carlo di Burlotto e Barolo classico di Bel Colle, entrambi da Verduno, e persino il Castello della Scuola Enologica, da Grinzane Cavour. In una nota riassuntiva sulla giornata scrivevo: “Se la degustazione continua su questo livello, arriverò alle stelle.”

Che dire? Se non sono arrivato alle stelle, certamente sono finito in orbita. Le degustazioni del resto della settimana hanno riguardato, tra gli altri vini, i restanti Comuni del Barolo, tutti più estesi e solitamente ritenuti più importanti di quelli del primo giorno. Tra di essi, penso che Barolo e La Morra siano stati i migliori, seguiti da Serralunga, Monforte e Castiglione Falletto. Per quel che riguarda proprio quest’ultimo, i migliori risultati sono stati ottenuti dai summenzionati Scavino e Massolino, i cui vini si sono particolarmente distinti, e da Roccheviberti, un piccolo produttore, il cui vino è stato grande, e classico sotto ogni aspetto – un sogno per gli amanti del Barolo tradizionale. Claudio Viberti, proprietario, agronomo, enologo, cantiniere e factotum in generale, gestisce i suoi due ettari di Barolo (oltre ad altri vigneti di Barbera e Dolcetto, entrambi ottimi) alla ricerca della massima qualità: la fermentazione avviene in acciaio, con una lunga macerazione sulle bucce, seguita da un prolungato invecchiamento in rovere francese di piccole dimensioni, che in qualche maniera non lascia alcuna traccia in questo vino, soltanto un elegante pulizia.

Da Monforte, brillanti risultati arrivano da Diego Conterno, un piccolo produttore il cui Barolo Ginestra si è dimostrato ragguardevole, e da Pecchenino, un produttore di media grandezza, con un egualmente straordinario Barolo Le Coste.

Per Serralunga, credo che i migliori vini fossero quelli di Cascina Luisin, con un vino dall’evocativo nome Leon, e di Ascheri, il cui cru Sorano ha dimostrato una grande struttura ed il potenziale per un lungo invecchiamento.

A Barolo e La Morra, il livello generale era così alto che è molto difficile citare alcuni produttori piuttosto che altri, ma – ciò detto – sono stato particolarmente colpito da Castellero dei Fratelli Barale e da Le Coste di Giacomo Grimaldi, entrambi provenienti da Barolo; e, da La Morra, il Barolo eponimo di Serradenari, Monfalletto di Monfalletto Cordero di Montezemolo, il Barolo classico di Malvirà, Rocche dell’Annunziata di Aurelio Settimo, Brunate di Marcarini e San Giacomo di Oreste Stroppiana.

Conclusioni generali? L’annata 2010 è senza alcun dubbio una grande annata, certamente la migliore di questo giovane secolo e forse la migliore dal 1989 o dal 1990. A parte la prominenza di nomi molto familiari tra quelli che ho citato, questa è stata anche l’Annata dei Piccoli Produttori. Così tanti tra i miei maggiori punteggi sono andati a produttori che conoscevo appena, tra cui molti in precedenza erano coltivatori che hanno cominciato ad imbottigliare i propri vini al massimo da 20, 25 anni, spesso anche molto meno. Le aree del Barolo e del Barbaresco hanno raggiunto la grandezza, e la qualità della produzione è elevatissima, abbastanza da andare di pari passo con il potenziale delle molte sottozone privilegiate che includono. Non è impossibile – l’ingenuità umana è infinita – trovare un cattivo vino in quest’annata, ma è certamente difficile. Per gli amanti del Barolo, questi sono giorni di gloria.

Per comodità dei lettori di Quarterly Review of Wines, di seguito sono elencati tutti i vini a Cinque e Quattro Stelle assaggiati ad Alba.

Come noterete sono molto numerosi e non c’è ragione di pubblicarne altri a seguito delle mie note di degustazione. Noterete anche che le note stesse sono totalmente assenti, per la semplice, buona ragione che sono estremamente ripetitive. Così tanti vini, vinificati dallo stesso vitigno nella stessa annata, caratterizzati da tutte le varianti aromatiche di catrame/tabacco/frutti rossi/terra al naso, sensazioni di amarena/minerali/funghi/terra/tabacco/catrame al palato e pelle/frutta secca/catrame/tabacco sul finale – che sono deliziosi da assaporare, ma che nessuno dovrebbe leggere ad nauseam.

(Traduzione nostra)

Maresca1